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sabato 22 luglio 2017

Al crepuscolo

La sera cade sui monti come un mantello di luce che li veste a lungo in un gioco di riflessi e di colori che sfumano sempre più fino al crepuscolo. Sulle Dolomiti c’è addirittura un termine per indicare il variare dal rosa al rosso al viola del cielo sulle particolari rocce formate di dolomia, la “enrosadira”. È un lungo tramonto che non vuole mai finire: il tempo sembra improvvisamente fermo, così nella memoria l’attimo si è cristallizzato e illumina con la sua luce.

Sono sempre stato affascinato dai tramonti, dai crepuscoli – è la mia anima romantica, mi ha detto una volta un’amica, che si avvolge nell’ultimo sole: in queste giornate che non vogliono morire mai rimango a lungo a guardare la luce svanire lentamente sulle colline brianzole, che da verdi diventano viola e poi blu. È al crepuscolo che ci si isola, che si ascolta la natura, che si prova ad entrare in sintonia con l’universo. Quella magia, quella poesia, ci riempiono di una serena armonia e anche noi, come il viaggiatore che inizia la sua marcia notturna nel deserto, siamo pronti a continuare il cammino.


2012


QC/Retouched by CWL

FOTOGRAFIA © KLAUS NIGGE/NATIONAL GEOGRAPHIC

sabato 25 ottobre 2014

Il cielo della sera


    È una sera che il tramonto fa giallastra come l'interno di una chiesa illuminata da antiche finestre d'alabastro e lentamente si sta tramutando nel nero della notte che la luna piena sconvolgerà con una luce lattea e fredda. E chiudono i negozi, anche Giovanni chiude il suo, abbassa la saracinesca, lieto di poter tornare a casa, sale in macchina e guida nel viale alberato e tra i platani e i catarifrangenti che si alternano riconosce lontano l'ultimo cielo della sera.   

* * *

    Matilde è una ragazza e si guarda allo specchio nella stanza illuminata dalla lampada che fa tutto più giallo di come è alla luce del sole. Si aggiusta i capelli, prova acconciature nuove, tenta una coda, poi una treccia che scioglie e le restano scarmigliati i capelli e il viso un po' arrossato. Fuori c'è ancora un cielo giallo oltre le foglie che il vento leggero agita e percuote quasi come uno strumento musicale e Matilde guarda con i suoi occhi castani e pensa alle stagioni che passano e continuano a tornare. Si dice che forse è felice ma ha paura di ammetterlo, teme di rompere un incanto e rimane lì a guardare fuori, così bella così inavvicinabile e dice "Non è così" senza riuscire a staccare gli occhi dal cielo della sera.


16 novembre 1990

 

Sera

LEONID AFREMOV, “REAL SUNSET”

sabato 5 ottobre 2013

Breve tramonto

 

Nella stanza già era buio: le ombre della sera sembravano già calate.

Ma fuori una larga lama di sole, dell’ultimo sole, accendeva di luce la campagna spazzata dal foehn, che ululava caldo e minaccioso.

Sotto un cielo cupo, pur essendo ancora nelle tonalità dell’azzurro, le colline luminose brillavano di riflessi rispecchiati dai vetri delle case disseminate qua e là come i granelli di zucchero sulle ciambelle. Le ombre dei rilievi e delle forre erano perfettamente visibili, simili ai crateri lunari nelle notti in cui l’astro è pieno.

Piccole vaporose nuvole bianche, inconsistenti come garza, come il tulle dei tutù delle ballerine, sovrastavano la sommità tondeggiante delle colline.

Più vicino, sulle case dipinte di bianco, la luce era proiettata come su uno schermo cinematografico, d’un giallo vivo. I tetti erano di un rosso altrettanto vivo, quasi sanguigno, e l’ordine delle tegole vi spiccava con evidenza.

Gli alti monti a nord vivevano di luce riflessa: il primo, di un verde azzurro, il colore che ha la spuma dei fiumi tumultuosi che si gettano nelle rapide; il secondo quasi violetto, simile ai riflessi di una brocca di vino rosso. Entrambi erano liberi dalla neve, pur essendo gennaio.

Lo spettacolo non durò che pochi minuti, forse dieci, forse quindici: questa era la cosa più straordinaria, questa era la sua importanza.

10 gennaio 1995

 

418463

PAM CARTER, “ROOM WITH A RUM VIEW”