sabato 6 aprile 2013

Davanti alla finestra

 

Siede davanti alla finestra, il silenzio dietro le spalle. La sera che scende trova forse una nuova ruga sul suo volto. È un uomo sui quarant’anni; indossa una camicia a quadretti sui toni del blu con le maniche rimboccate e un paio di jeans. Sta pensando che il vento che sente arrivare ha sentore di salso, probabilmente viene dal mare: il vento che cancella le impronte sulle spiagge, le livella e le lascia compatte come lavagne. Gli anni invece non si comportano come il vento: non agiscono allo stesso modo sulle nostre memorie, non le cancellano come un colpo di spugna, o meglio forse passano come un panno che toglie la polvere più sottile ma nulla può sui solchi incisi a fondo, scalpellati nel granito.

La sua memoria, per esempio, racchiude come uno scrigno il ricordo di un amore perduto. Gli sembra ancora di essere là, in quel bar sul lungomare: la vede andare via, camminare lontano, fuori dalla sua vita. Non ha saputo ribattere, non ha saputo dall’alto del suo purissimo amore, gridare qualcosa: la voce gli si è fermata nella gola, si è trasformata in un grumo amaro. È ancora lì, le due tazzine di caffè vuote davanti, lo scontrino che ondeggia alla brezza come un’attinia nella corrente del fondale. Osserva i gabbiani che lasciano le bitte e si levano in volo, le barche che veleggiano all’orizzonte. È inebetito, posato sulla sedia come un sacco vuoto, un miserabile otre di cornamusa che nessun fiato riempirà. Almeno si sentisse come un pugile suonato…

Anni. Sono trascorsi anni. E in quegli anni lui ha respirato ancora tutti i respiri di lei, ha vissuto in se stesso tutte le notti che avrebbe avuto con lei, l’ha ospitata nei suoi sogni come una dea. La sentiva ardere nel petto come un fuoco, come un dolore che lo spremeva vivo, che gli obnubilava la mente, che lo ottenebrava, che alla fine lo inaridiva. Oppresso dal suo peso, andava per le strade, dormiva, viveva come boccheggiando, privo del suo spirito vitale. La amava. L’ha amata. La ama ancora, anche adesso…

La luce del tramonto colora la stanza di un caldo rosa. Vede passare le navi lontane: quante volte ha pensato di fuggire, di andare lontano, di dimenticarla. Anche adesso ci pensa, ma è come quando si parla per ipotesi, si costruisce un futuro che non sarà, solo per un esercizio mentale, un puro costrutto accademico. Lo sa, l’ha sempre saputo: non può dimenticarla, perché non si dimentica la vita.

 

Young Man At His Window

GUSTAVE CAILLEBOTTE, “UOMO ALLA FINESTRA”

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