sabato 27 luglio 2013

Nel tramonto

 

La luce del tramonto cola liquida, riversa i suoi colori sulla sera, ne fa acquerello. Ma adesso è tempo di separarci, è ora che tu mi lasci andare via senza aggiungere parole. Perché io non ti ferisca, perché tu non mi ferisca. Perché non ci tradisca la dolcezza di questo crepuscolo, perché non ci entri nel sangue accendendo nuovi sogni e nuovi desideri, attizzando l’antica fiamma ormai spenta.

Perché potrei anche umiliarmi e chiederti di perdonarmi, perché potrei fare la pazzia di svilirmi e restare qui tra le tue braccia, arrendermi a questo amore che non vuoi e non voglio. Per non cadere nel deliquio di questa atmosfera mi aggrappo alla realtà, osservo le trame delle nuvole, ce ne sono d’oro e di rame, altre sembrano piombo fuso, il vermiglio del sole che precipita le tinge sui bordi di una luce di fiamma. È una sera che stilla romanticismo ed è proprio quello di cui non abbiamo bisogno. Ci sarebbe servita una grigia giornata di pioggia, malinconica e triste per dirci addio, per rassegnarsi a queste strade che divergono – perché la ragione ci dice che devono divergere ma il cuore vorrebbe continuare il suo tragitto a dispetto delle paure.

Ti avvicini. Se adesso mi bacerai, so che non saprò resistere e non andrò più via. Con una mano mi sfiori la tempia. È un gesto d’addio oramai, lo so. Forse è proprio quello che mi serviva, che ci serviva, per prendere il largo e abbandonare questo porto. Accarezzo la mano che mi ha sfiorato la testa e mi volto per non guardare quegli occhi che brillano di pianto. Infilo la porta: un’altra vita comincia. In strada collane di lampioni, è già buio verso est. Dall’altra parte c’è solo una brace rossastra che arde sulla pianura.

 

60493

DAVY BROWN, “SUNSET OVER ARRAN”

Nessun commento: