sabato 10 settembre 2016

Gli anni del ricordo

 

"Quegli anni erano più belli nel ricordo che non quando li aveva vissuti":
MILAN KUNDERA, "L'insostenibile leggerezza dell'essere", I, 14

Milan Kundera è probabilmente il mio scrittore preferito del secondo Novecento. I suoi romanzi sono costruiti a intarsio, intersecano storie, si lanciano spesso in digressioni sul vivere e sui suoi sentimenti con lapidarie conclusioni degne di aforismi.

Come questa che ho estrapolato dal suo romanzo più noto, L’insostenibile leggerezza dell’essere. I nostri ricordi sono probabilmente molto più belli della realtà che li ha originati: sono come quelle mele che vendono sulle bancarelle o nei supermercati, così lucide che vi si specchia a rovescio tutto il mondo. Ed è un bene che siano così, i nostri ricordi: sono il nostro paradiso perduto, l’Eden in cui eravamo un giorno e dal quale siamo stati cacciati. Il nostro desiderio che sappiamo impossibile, e che per questo ci strugge, è di ritornare. Questo è il motivo per cui spesso i ricordi si associano alla nostalgia.

In realtà, se una macchina del tempo o una distorsione spazio-temporale di quelle che spesso si vedono nei film ci riportasse al nostro passato, a quell’Eden, quasi sicuramente lo troveremmo più scialbo, i suoi colori ci sembrerebbero meno vividi, la nostra giovinezza un po’ diversa da come la magnifichiamo adesso, ne percepiremmo il disagio che abbiamo rimosso. Così anche la ragazza che amavamo, così i grandi giorni che serbiamo nella memoria. E avrebbe ragione, ancora una volta, quel gran genio di Kundera…

 

BARBARA FOX, “SHINY RED APPLES”

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